Tadey Pogacar assente, ma la maglia iridata resta in casa UAE. Brandon Mc Nulty, uno dei gregari più fidati dello sloveno, con un attacco a 32 chilometri dall’arrivo ha riportato il titolo mondiale negli Stati Uniti dopo 33 anni dal successo di Lance Armstrong. E’ il vincitore che non ti aspetti. E’ vero, era considerato come outsider ma con Remco Evenepoel, Mathieu Van der Paul, Wout Van Aert e  Paul Seixas in grande forma le sue chances di successo erano davvero ridotte al lumicino, ed invece questo ragazzo nato a Phoenix il 2 aprile 1998 ha sorpreso tutti tornando al successo dopo un anno nella corsa forse più ambita da tutti i corridori: il campionato del mondo. Una vittoria ottenuta al termine di 273 chilometri combattuti soprattutto dopo l’ingresso nel circuito di Montreal. E’ stata la squadra francese a dare grande battaglia, una tattica che ha finito per tagliare le gambe e anche la lucidità mentale agli avversari, ma per ironia della sorte anche al suo capitano Paul Seixas che a quattro chilometri nel gruppo di tutti i big ha dovuto alzare bandiera bianca colto da crampi. Lucidità mentale dicevamo, già perchè con un pò più di raziocinio quando a nove chilometri dall’arrivo gli inseguitori si sono portati a soli 19″ dallo statunitense invece di proseguire nell’azione si sono guardati negli occhi dando il definitivo via libera al neo campione del mondo. Un altro grande errore lo ha commesso Mathieu Van der Poel che alla fine si è portato a casa la medaglia di bronzo. Il fuoriclasse olandese è partito a cinquanta dall’arrivo evidentemente con l’intenzione di bissare quanto fatto sulle stesse strade non più tardi di una settimana fa nel Gran Premio Montreal quando è scattato a cento chilometri dall’arrivo arrivando in solitaria, stavolta però il parterre degli avversari era di ben altro tono e si è fatto riprendere. Se fosse scattato più avanti probabilmente avrebbe potuto vincere visto che aveva una buona gamba confermato dalla conquista della medaglia di bronzo. Un enigma invece la corsa di Remco Evenepoel, il più atteso e favorito numero uno. Il belga ha fatto un tira e molla incredibile, staccandosi sulle salite per poi rimontare e riportarsi sul gruppo degli inseguitori, con un dispendio di energie notevoli che lo hanno costretto alla resa negli ultimi chilometri. Altra sorpresa positiva è l’argento di Michael Matthews. L’australiano ha disputato un gran mondiale restando sempre nel gruppo dei migliori conquistando alla fine una meritatissima medaglia d’argento. Gli italiani hanno salvato l’onore grazie ad una prova superlativa di Giulio Ciccone. L’abruzzese è stato sempre davanti cercando più volte di andarsene da solo. L’ultimo attacco lo ha provato a -11 dall’arrivo seguito da Pidcock e Jorgenson ma è stato ripreso, ha chiuso con un dignitoso nono posto in una volata dove le sue caratteristiche non gli permettevano di poter fare di più al cospetto di corridori molto più veloci di lui. Deludente invece Giulio Pellizzari mentre Lorenzo Finn ha pagato l’inesperienza e l’insolita, per lui, lunghezza della corsa.

La cronaca

Campionato del mondo in terra canadese, 273,2 chilometri con i primi cento interamente pianeggianti prima dell’ingresso nel circuito di Montreal per un totale di dodici giri da 13,4 chilometri l’uno, all’interno del quale tre asperità da affrontare: la Cote Camillien-Houde (1,8 chilometri al 7,5%), la Cote de Polytechnique (780 m. pendenza media al 5,4% con tratto all’11%) e la rampa di Pagnuelo (535 m. pendenza media al 6,5%) ultimi 600 metri in leggera salita al 4%. La prima fuga di rilievo vede protagonisti sedici corridori: Tien Finkst (SLO), Andreas Leknessund (NOR), Felix Engelhardt (GER), Sergio Higuita (COL), Biniam Girmay (ERI), Henok Mulubrhan (ERI), Jamie Meehan (IRE), Guillaume Bovin (CAN), Emils Liepins (LAT), Heorhii Antonenko (UKR), Mihajlo Stolic (SRB), Christofer Robin Jurado (PAN), Arno Wallenborn (LUX) e Ioan-Iustin Vaidian (ROU), Alexandre Mayer (MUS), Andreas Miltiadis (CYP), Kaden Hopkins (BMU) ed Amir Arsalan Ansari (AFG) che guadagnano un vantaggio massimo di 7′. Il gruppo decide che è arrivato il momento di accelerare, lo svantaggio comincia a diminuire sensibilmente. A metà gara ne restano solo in quattro al comando della corsa: Andreas Leknessund, Biniam Girmay, Felix Engelhardt, Henok Mulubrhan, Jamie Meehan e Emils Liepins. Veemente la spinta della squadra francese e lo svantaggio a -109 si riduce a soli 23″, dopo tre chilometri avviene il ricongiungimento da questo momento la corsa entra nel vivo. Perdono contatto Felix Gall, Matteo Trentin e Mattia Cattaneo. Sulla salita Chemin de la Polytechnique attacca il danese Charmig, guadagna 19″ mentre sulla Voie Camillien-Houde prendono il largo una decina di corridori: Van Gils, Baudin, Onley, Buitrago, Nordhagen, Van der Poel, Healy, Kron, Pellizzari, Scaroni che raggiungono il danese, ma il tentativo viene stoppato dal gruppo.  Sul Chemin de la Polytechnique attacco di Mathieu Van der Poel seguito da Onley e Simmons prendono 12″ su  Roglic, Van Aert e Charmig, a 27″ il gruppo con Evenepoel, Seixas, Del Toro, Scaroni, Piganzoli e Ciccone, Honorè e Johannessen. Aumenta il vantaggio dei fuggitivi 33″ su Van Aert (Belgio) e Charmig (Danimarca), a 56″ Remco Evenepoel (Belgio), Paul Seixas (Francia), Mikkel Frølich Honoré (Danimarca), Giulio Ciccone (Italia), Davide Piganzoli (Italia), Christian Scaroni (Italia), Adam Yates (Regno Unito), Juan Ayuso (Spagna), Matteo Jorgenson (Stati Uniti), Brandon McNulty (Stati Uniti), Tobias Halland Johannessen (Norvegia), Michael Matthews (Australia), Isaac Del Toro (Messico), Stefan Küng (Svizzera), Ben Healy (Irlanda), Tom Pidcock (Regno Unito).  In testa attacca Van der Poel portandosi dietro Roglic e Simmons, Ben Healy e Onley si trovano a  25″, mentre il gruppetto si trova a 42″ quando mancano 48 chilometri dall’arrivo. Sugli inseguitori rientra anche Evenepoel. Terzultimo passaggio sulla linea del traguardo Van der Poel e Simmons hanno  18″ di vantaggio su Onleay e Ben Healy mentre il gruppetto passa a 32″. Il britannico cede e a inseguire resta solo l’irlandese che raggiunge i fuggitivi formando un quartetto al comando della corsa, a inseguire un gruppo piuttosto nutrito con dentro tutti i più forti del ciclismo mondiale. I fuggitivi vengono ripresi a 35 chilometri dalla conclusione sono quindi in otto al comando: Paul Seixas (Francia), Giulio Ciccone (Italia), Tom Pidcock (Regno Unito), Mathieu van der Poel (Paesi Bassi), Matteo Jorgenson (Stati Uniti), Brandon McNulty (Stati Uniti), Michael Matthews (Australia), Isaac Del Toro (Messico) mentre si stacca nuovamente Evenepoel.  Attacco di Brandon Mc Nulty che guadagna 33″ sul gruppo inseguitore, è l’azione decisiva.  Potente l’azione dell’americano che approfitta dell’incertezza che vige tra gli inseguitori e si porta a 1’03” sui più immediati inseguitori: Primož Roglič (Slovenia), Paul Seixas (Francia), Giulio Ciccone (Italia), Christian Scaroni (Italia), Oscar Onley (Regno Unito), Tom Pidcock (Regno Unito), Mathieu van der Poel (Paesi Bassi), Matteo Jorgenson (Stati Uniti), Quinn Simmons (Stati Uniti), Jørgen Nordhagen (Norvegia), Michael Matthews (Australia), Isaac Del Toro (Messico), Stefan Küng (Svizzera), Santiago Buitrago (Colombia), Ben Healy (Irlanda) mentre Evenepoel è a 1’27”. Dal gruppo parte Pidocock gli vanno dietro Jorgenson, Ciccone, Healy e Seixas,  41″ il ritardo dall’americano, poco più indietro Van der Poel, Del Toro e Healy. Incredibile Evenepoel riesce a rientrare sul gruppetto degli inseguitori e al suono della campana gli inseguitori sono a 53″ da Mc Nulty. Parte Ciccone a 11 dall’arrivo portandosi dietro Pidcock ma vengono ripresi, quest’azione però ha ridotto i margini di vantaggio dal fuggitivo 14″ a -9 dall’arrivo che però perdono tempo a guardarsi e Mc Nulty si riporta a 33″ sul gruppetto. Parte Mauro Schmid con alle sue spalle Pidcock e Jorgenson che va all’inseguimento di Mc Nulty, Seixas invece colpito da crampi alza bandiera bianca, 23″ il vantaggio sul terzetto e 35″ sul gruppetto a 2  dall’arrivo.  Ripresi i tre sotto lo striscione dell’ ultimo chilometro, Mc Nulty non può essere più ripreso il campionato del mondo è suo, alle sue spalle nello sprint Matthews conquista l’argento battendo Van der Poel. Ottimo mondiale per Ciccone che ha lottato ha cercato anche di andare più volte in fuga e ha chiuso con un nono posto più che dignitoso.

 


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