Guai a battere Pogacar, se ne pagano pesantemente le conseguenze. Il fuoriclasse sloveno era stato duramente sconfitto da Evenepoel nella prova a cronometro addirittura raggiunto e superato e se l’è legata al dito. Attendeva tutti nella prova in linea per dare una dimostrazione della propria potenza e della propria classe e così è stato. Tadej Pogacar è partito nientemeno che a 105 chilometri dall’arrivo, una distanza siderale soprattutto in un circuito molto duro come si è rivelato questo di Kigali. Non è nuovo a imprese di questo genere, lo scorso anno nella prova mondiale partì quando mancavano cento chilometri dalla conclusione quest’anno ha provato a fare meglio e gli è riuscito. In un primo momento gli sono rimasti a ruota  Del Toro e Ayuso, poi a -93 altro allungo e gli resta dietro solo il messicano, tra l’altro suo compagno di squadra nella UAE. Vantaggio già di rilievo, 47″ sul gruppo. Evenepoel intanto accusa un problema meccanico si ferma e deve cambiare bicicletta perdendo secondi preziosi. Il campionato del mondo in pratica finisce a 66 chilometri dal traguardo quando Pogacar guarda il suo compagno di club, scambia qualche parola e allunga, restando solo al comando della corsa (e tanto per restare in tema di confronti lo scorso anno partì quando mancavano 48 chilometri dall’arrivo n.d.r.).  Mancava ancora tanto alla conclusione, ma quando il fuoriclasse sloveno decide di piantare tutti e andar via agli avversari non resta che  sperare in qualche contrattempo che lo fermi. Da quel momento è stato un crescendo rossiniano, dopo dieci chilometri poteva già contare su un vantaggio corposo,  1′ su Evenepoel, che dopo il cambio di bicicletta sembrava spacciato ed invece riusciva a rientrare su Pidcock, Hindley, Healy (Irlanda), Skjelmose (Danimarca), immediati inseguitori. Più dietro a 1’33”  un gruppetto formato da Ayuso, Seixas, Sivakov e Ciccone. A 3 giri dall’arrivo Pogacar poteva contare su 1’10” sul gruppetto formato da  Evenepoel, Skyelmose e Healy da cui perdeva contatto Hindley , 2’34” su Christen, mentre a 3′ passava il gruppetto con Ciccone.  A due giri dall’arrivo il vantaggio saliva ancora, 1’20” sul terzetto, mentre  affondava invece l’altro gruppo passando a 3’40” ormai rassegnati a lottare per le medaglie. Guizzo di Evenepoel a 20 chilometri dalla conclusione, con uno scatto si liberava dei suoi compagni di fuga tentando il tutto per tutto per raggiungere il rivale.  Testa a testa tra i due, ma gli sforzi del belga venivano vanificati dalla potenza, dalla classe dello sloveno che non solo non cedeva neanche un secondo ma addirittura aumentava il suo vantaggio. All’ultimo passaggio Pogacar transitava con 1’26” su Evenepoel e 1’51” su Healy e Skjelmose. Mentre proseguiva il duello a distanza tra i due fuoriclasse, a 5 chilometri dall’arrivo scattava Ben Healy, Skjelmose perdeva irrimediabilmente contatto. Alla fine trionfo di Pogacar. Eevenepoel arrivava con un  ritardo di 1’27”, bronzo invece per il bravissimo Ben Healy  a coronare una bella stagione culminata con un successo ad un tappa del Tour de France e maglia gialla, con un ritardo di 2’16”,  quarto Skjelmose a  2’53”. Primo degli italiani Giulio Ciccone che batteva allo sprint  Ayuso e Del Toro guadagnando la sesta piazza a 6’47”. E’ il secondo iride consecutivo per Tadej Pogacar entrato ormai nella leggenda del ciclismo, primo corridore nella storia a finire sul podio per tre edizioni di fila del Tour de France e del Mondiale.


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