Giorno di riposo al Giro che è servito principalmente per il trasferimento in Italia, ad Alberobello da dove la corsa ripartirà. Ma cosa hanno detto questi primi tre giorni in terra albanese? Anzitutto che Mads Pedersen continua a sfoderare uno splendido stato di forma che ha messo in mostra durante tutta questa prima fase della stagione.  Vittorioso alla Gand Wevelgem, secondo al Giro delle Fiandre dietro a Pogacar e terzo alla Parigi Roubaix sono gli squilli del portacolori della Lidl Trek partito in questo Giro con la non nascosta ambizione di portare a casa la maglia ciclamino della classifica a punti e quando si mette in testa di vincere e sta bene fisicamente ci sono poche possibilità di fermarlo. Intanto ha subito indossato la maglia rosa, l’ha persa a cronometro, ma la ferma volontà di riconquistarla è stata talmente forte che nella tappa di ieri ha messo alla frusta i suoi compagni di squadra esponendosi anche in prima persona a condurre l’inseguimento a Lorenzo Fortunato e Pello Bilbao. Due tappe che pronosticavano arrivi in volata e così è avvenuto e lui ha trionfato nettamente. E’ vero a questo Giro mancano gli altri re dello sprint: Merlier, Philipsen, il nostro Jonatan Milan che saranno di scena al Tour ma ciò non toglie che anche se fossero stati presenti non sarebbe stato facile per loro superare il danese. Ripartirà dunque domani in maglia rosa con ottime possibilità di continuare a tenerla. Questi giorni hanno anche detto che Primosz Roglic, candidato numero uno al successo finale si è presentato in buona forma. Era molto atteso nella tappa a cronometro, certamente più adatta alle sue caratteristiche che non le altre due e non ha tradito le aspettative. Ha mancato il successo per un solo secondo, superato dal formidabile Joshua Tarling, indossando però la maglia rosa ma soprattutto ha dato qualche schiaffo in classifica ai suoi avversari più pericolosi nella lotta per la conquista del trofeo infinito. Al termine della crono aveva detto che non si sarebbe dannato a difendere la maglia rosa come aveva fatto lo scorso anno il suo illustrissimo connazionale Tadej Pogacar ed infatti ha lasciato campo libero a Pedersen. Roglic ha una grande esperienza sulle spalle, sa come gestirsi nell’arco delle tre settimane tenendo anche presente l’età (35 anni) non più verde e come g4estire i suoi compagni di squadra. questi secondi guadagnati nella crono costituiscono un prezioso tesoretto che tornerà utile quando le tappe diventeranno più impegnative. Bene anche, e lo diciamo con una punta di orgoglio nazionale, Lorenzo Fortunato. Il cambio di squadra, ora all’Astana, sembra avergli giovato riportandolo al tempo quando giovane promessa sbaragliò il campo nella tappa dello Zoncolan vincendola. Poi sembrava essersi smarrito ma nella squadra guidata da Vinokurov ha ritrovato il suo smalto disputando una prima parte di stagione ad ottimo livello. Ha vinto una tappa al Giro di Romandia e ieri a Valona è stato protagonista lasciando il gruppo sulla salita del passo di Qafa e Llogarase raggiungendo i sei fuggitivi di giornata scollinando per primo conquistando anche la magli azzurra di leader della speciale classifica del G.P.M. E’ un pò indietro in classifica ma quando arriveranno le grandi pendenze e se la forma continuerà a sorreggerlo beh potrà anche dare filo da torcere ai big. Luci anche su Joshua Tarling della Ineos. Questo ragazzino di soli ventuno anni esploso lo scorso anno sta dimostrando di essere un grande interprete delle cronometro. Si è imposto nella seconda tappa grazie ad una prestazione superlativa ed è destinato sempre più a contendere lo scettro di questa specialità ai fuoriclasse Evenepoel e Filippo Ganna. L’altro rovescio della medaglia vede invece su tutti Wout Van Aert. Opaco nelle classiche si pensava che avesse puntato le sue fiches nella corsa rosea. Ha fatto la volata nella prima tappa battuto da Pedersen e sembrava potesse recitare un ruolo di prim’ordine nella crono terreno a lui congeniale ed invece il suo tempo è stato deludente lontano dalle zone alte della classifica di tappa e peggio ancora ha fatto ieri non partecipando alla volata. probabilmente risente ancora dei problemi fisici che lo hanno attanagliato prima del Giro e solo i prossimi giorni potranno dire qualcosa di più sulle sue capacità di riemergere. Un pò in ombra anche Juan Ayuso, uno dei grandi favoriti alla vittoria finale. Nella crono, terreno a lui congeniale, non ha brillato cedendo secondi preziosi al suo rivale Roglic ma soprattutto in corsa si è vista raramente la sua squadra in testa al gruppo a fare l’andatura. Siamo abituati a vedere gli emiretini a dettare ritmi forsennati e suona strano osservarli in pancia al gruppo. Tattica sparagnina in vista delle tappe più dure oppure stare accanto al proprio capitano non al meglio? Staremo a vedere.


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