Correva l’anno 1903, era il 1 luglio e Maurice Garin vinse la prima tappa, cominciò così il leggendario romanzo del Tour de France la più antica e prestigiosa corsa a tappe della storia del ciclismo, Garin vinse poi quell’edizione che si disputò nell’arco di sei tappe. Sono trascorsi ben 123 anni ma il fascino di questa corsa è rimasto inalterato e l’edizione di quest’anno si presenta non meno interessante e avvincente di tante altre. Quest’anno la grand boucle partirà il 4 luglio dalla Spagna, e saranno tre le tappe in terra iberica, con una cronosquadre, ma già alla terza tappa è previsto il primo arrivo in altura a Les Angles e alla sesta arrivano due scalate mitiche della corsa francese l’Aspin e il Tormalet piazzato però a 40 chilometri dall’arrivo, ma con quei fuoriclasse in gara in questa frazione potrebbe già scatenarsi la battaglia. Alla tredicesima arriva un altra iconica salita, il Ballon d’Alsace, da affrontare nel finale, frazione che precede un vero e proprio tappone con quattro G.P.M. e arrivo in quota al Col du Haag, ma i fuochi d’artificio sono previsti nelle tappe finali. Si comincia dalla diciottesima con arrivo a 1.850 metri in una storica sede: Orcieres Merlette, per proseguire il giorno seguente con la scalata dell’Alpe d’Huez e il gran botto nella ventesima frazione con quattro mitici G.P.M. : la Croix de Fer, il Col du Telegraphe, il Col du Galibier, e, come se non bastasse l’arrivo in quota del giorno precedente, traguardo fissato nuovamente sull’Alpe d’Huez, a tutto ciò poi va aggiunta la tappa a cronometro individuale collocata nella sedicesima tappa prima dell’ultimo giorno di riposo. Non mancheranno però occasioni anche per i velocisti e a tal proposito gli organizzatori per evitare una concentrazione di maglie sulle spalle di un solo corridore, così com’è avvenuto con Pogacar nello scorso anno hanno cambiato il regolamento della classifica per la maglia verde. I punti assegnati variano in base al coefficiente di difficoltà della tappa (da 1 a 5) più è difficile e meno sono i punti che mette in palio al traguardo. In questo caso, a differenza degli abbuoni per la classifica generale, entrano in gioco anche i traguardi volanti. Si considerano sempre i primi 15 corridori. Un percorso duro dunque che promette spettacolo e saranno i protagonisti sulle due ruote a fornirlo, un parterre de roi di prim’ordine. Certo, viene un pò di rabbia e di stizza pensare che al Giro d’Italia molti campioni hanno preferito dare forfait allenandosi per la corsa francese, ma ahimè non si può fare altro che prenderne atto. Abbiamo fatto cenno ai due fuoriclasse, o fenomeni come volete chiamarli, su cui sono puntati i favori del pronostico: Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard. Il campione del mondo nei suoi programmi ha preferito saltare la corsa rosa per presentarsi al meglio al Tour e correre la Vuelta per conquistare la tripla corona, cioè Giro, Tour e Vuelta, conquistata finora solo dai fuoriclasse della storia del ciclismo cui si è aggiunto anche il danese grazie al successo al Giro. Di contro Vingegaard cerca per la prima volta la doppietta Giro-Tour riuscita invece l’anno scorso al suo rivale. Insomma hanno vinto tanto ma trovano sempre spunti per alzare l’asticella dei traguardi da conquistare. Con un percorso così impegnativo sarà essenziale avvalersi dell’aiuto della squadra e i D.S. sia della UAE Emirates che della Visma Lease a Bike hanno messo a disposizione dei loro capitani i migliori corridori. Lo sloveno così potrà contare oltre che su Adam Yates, Tim Wellens, Niels Politt, Brandon Mc Nulty anche su Isaac Del Toro recente dominatore del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, nuova denominazione del Giro del Delfinato. Il messicano ormai non può essere più considerato un gregario ma un campione vero con un curriculum sulle spalle di grande rilievo, eppure si mette volentieri a disposizione del suo capitano quando ce n’è bisogno dimostrando una grande umiltà e generosità. Nel ciclismo fino all’ultimo non si può mai dare per scontato nulla, e qualora qualcosa dovesse andare storto lui è pronto a indossare i panni del capitano.

Il “Re pescatore” così come viene soprannominato il corridore danese potrà invece contare su Matteo Jorgenson, Bruno Armirail, Victor Campanaerts, Sepp Kuss, vincitore di una Vuelta e su Davide Piganzoli e questa è una scelta che ha stupito un pò tutti. Il valtellinese si è messo in gran luce al recente Giro d’Italia come ultimo uomo del forsennato treno della Visma prima del lancio di Vingegaard, il suo ritmo incalzante e asfissiante sulle salite ha letteralmente fatto saltare il gruppo agevolando il compito del suo capitano e alla fine è stato premiato con un più che positivo ottavo posto nella classifica generale. Ebbene la sua prestazione ha lasciato un ottima impressione nella squadra ma soprattutto in Vingegaard che lo ha voluto a chiare lettere al suo fianco in questo Tour. Che la Visma lo stia crescendo come sta facendo la UAE con del Toro? E’ una domanda che in moti si pongono vedremo cosa accadrà nel prossimo futuro. C’è però un altro nome che si sta insinuando da un bel pò in questa sfida a due nel ciclismo mondiale ed è Paul Seixas. Diciannove anni, è esploso lo scorso anno proprio al Tour rivelando eccellenti doti sia sul piano del carisma, della classe, della personalità e del carattere. Sulle sue spalle sono riposte le speranze di un intera Nazione, la Francia, di ritrovare dopo molti anni l’erede dell’ultimo grande fuoriclasse del ciclismo d’oltralpe: Bernard Hinault. E’ un peso enorme che gravita su questo ragazzino che potrebbe anche portarlo a sbandare ma in questo caso l’errore non sarà suo ma di altri. Se il francesino riuscirà a superare questa prova beh, allora si potrà parlare di un nuovo fuoriclasse. Seixas ha l’handicap di non avere una squadra forte come i due rivali e sarà un altro motivo per vederlo alla prova. Outsider? potrebbero essere Florian Lipowitz grande protagonista lo scorso anno inserito in una squadra, la Red Bull Bora che schiera anche Remco Evenepoel e Jai Hindley, vincitore di un Giro d’Italia, Mattias Skjelmose e Juan Ayuso nella Lidl Trek, Thymen Arensman e Egan Bernal nella Net Company Ineos. Per quanto riguarda i corridori italiani, detto di Davide Piganzoli, spicca l’assenza del neo campione d’Italia Jonathan Milan. La Lidl Trek evidentemente punta tutto su Mads Pedersen e lo ha escluso dai convocati. Le speranze di classifiche saranno affidate ad Antonio Tiberi della (Bahrain Victorious), mentre Matteo Trentin della Tudor e Damiano Caruso, compagno di squadra di Tiberi punteranno più alle vittorie di tappa che alla classifica generale. Sempre in quest’ottica gli occhi nella tappa a cronometro saranno puntati su Filippo Ganna che si troverà a duellare con Remco Evenepoel. Tirando le somme dunque ci sono tutte le premesse per assistere ad un Tour de France spettacolare e avvincente

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